
“Prima di tagliare i fondi agli alluvionati, Regione e Governo devono fare una conta definitiva dei danni, capire effettivamente quanto manca ai privati. Una volta effettuata questa conta e con le cifre precise in mano, investiamo quello che avanza nella difesa idrogeologica. Prima quindi usciamo dall’emergenza, poi occupiamoci seriamente della prevenzione, andando anche alla ricerca di nuovi contributi”.
Così si esprimono il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale del Veneto Dario Bond, il vicecapogruppo Piergiorgio Cortelazzo e Costantino Toniolo, presidente della Prima Commissione Bilancio, dopo la notizia che il governo nazionale avrebbe limitato a 150 milioni di euro la quota destinata al risarcimento dei danni causati dall’alluvione del novembre scorso.
“Ci sono tante famiglie che stanno vivendo questa operazione come un tradimento. Altro che “piove, governo ladro”. Per questo dico ai nostri rappresentanti a Roma di fermarsi e meditare”.
Bond, Cortelazzo e Toniolo chiariscono subito un punto: “I 150 milioni di euro della seconda tranche non sono spariti, semplicemente il Governo vuole utilizzarli per le opere di difesa idrogeologica. Questo è un bene, ma prima bisogna ristorare chi ha pagato decenni di incuria, perdendo case e beni, ma soprattutto non si possono cambiare le carte in tavola in corso d’opera. Non possiamo gravare su famiglie e imprese in un momento che già è di forte crisi. Per questo”, proseguono i consiglieri pidiellini, “dobbiamo prima quantificare i danni in modo preciso. Dobbiamo chiederci: quanto manca per raggiungere la quota dei 150 milioni di euro? Quanto deve andare ai privati? Il balletto di cifre, in questi casi, è stucchevole e controproducente”.
“Detto questo, dobbiamo poi concentrarci sulla difesa idrogeologica. E qui non bastano né i 150 milioni di euro di cui discutiamo, né i 60 contenuti nel decreto milleproroghe. Per sistemare il Veneto serve molto di più e qui sta anche nella nostra capacità di amministratori intercettare nuove somme. Basta guardare a Vicenza dove tombini e fogne erano intasati anche ieri”.
Per Bond, Cortelazzo e Toniolo la questione è soprattutto morale: “All’indomani dell’alluvione, anche i nostri politici nazionali si erano presi impegni precisi, recandosi sul posto e incontrando gli alluvionati. Hanno toccato il dramma di un’intera popolazione, ora devono mantenere la parola data”.
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